IL CAPO DELLA REAL CASA DELLE DUE SICILIE e DUCA DI CASTRO / La falsa pretensione dinastica Duosiciliana: dal Principe spagnolo ribelle Alfonso Maria nel 1949 al nipote Don Pedro

- Dir. Giovanni Grimaldi -

Comitato Storico Scientifico di Fondazione 

 

Chi è il pretenzioso Don Pedro de Borbon y Orleans (nipote del Principe ribelle Alfonso Maria): breve saggio sulla sua famiglia, sul titolo storico di Principe di Borbone e quello di Infante in Spagna

La situazione di Don Pedro de Borbon y Orleans e della sua famiglia è molto articolata, ma per essere compresa occorre approfondire la vicenda.

 

A tal proposito dobbiamo quindi fare un breve excursus storico sulla sua linea familiare.

Tale linea, discesa dai Borbone delle Due Sicilie, entrò nella Real Casa di Spagna con il bisnonno Carlo Tancredi, allor quando costui dovette sposare l'erede al trono di Spagna, la Principessa delle Asturie Maria Mercedes.

 

Dai documenti ufficiali spagnoli, reperiti da uno storico spagnolo  (opera SCARICABILE anche online, da vedere le pagine 286-289: http://biblioteca.ucm.es/tesis/19911996/H/0/AH0013101.pdf comprendiamo in maniera inoppugnabile che Carlo Tancredi (bisnonno di Don Pedro), proprio per poter sposare la Principessa delle Asturie, dovette sottostare, rispettare ed obbedire alle condizioni inderogabili che gli impose la Regina reggente di Spagna.

 

Tali condizioni erano le seguenti:

a) Carlo Tancredi doveva naturalizzarsi spagnolo

 

b) Carlo Tancredi doveva fare rinuncia esplicita (da tener segreta) a QUALUNQUE diritto proveniente dalla sua famiglia (per se stesso ed i suoi discendenti)

 

c) Carlo doveva rinunciare ad usare qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone Due Sicilie.

 

Carlo Tancredi obbedì e rinunciò (con il cosiddetto Atto di Cannes) a tutti i suoi diritti dinastici duosiciliani e rinunciò a qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone delle Due Sicilie (infatti fu cancellato dai ruoli degli Ordini cavallereschi borbonici, in primis proprio da quello Costantiniano e non usò MAI nessun titolo dinastico duosiciliano).

 

A seguito di tali accordi, Carlo Tancredi di Borbone (1870-1949) ottenne nello stesso giorno (08/02/1901):

-  nazionalità spagnola

-  nomina ad "Infante de España" (1901) (quindi un Infantado per grazia)

-  nomina a Cavaliere dell'Insigne Ordine del Toson d'Oro

-  nomina a Collare dell'Ordine di Carlo III e la Gran Croce dell'Ordine di Isabel la Católica

-  nomina a Comandante di Stato Maggiore dell'Esercito.

 

A tal proposito vi furono i seguenti DECRETI in favore di Carlo Tancredi:

 

-   Real decreto reconociendo al Príncipe D. Carlos de Borbón y Borbón el derecho que tiene adquirido á la nacionalidad española (1901)

-   Real decreto concediendo honores y prerogativas de Infante de España al Príncipe Don Carlos de Borbón y Borbón (1901)

-   Real decreto disponiendo que D. Carlos de Borbón, como Príncipe consorte, disfrute de los mismos honores que su esposa (1901)

-   Real decreto disponiendo se constituya una brigada de Caballería para instrucción con los regimientos de Lusitania y María Cristina, cuyo mando              desempeñará D. Carlos de Borbón y Borbón, Príncipe de Asturias (1904) (esempio uso ufficiale titolo di "Principe consorte delle Asturie")

 

Da notare soprattutto che Carlo Tancredi, dopo il matrimonio con la Principessa delle Asturie, ottenne perfino un decreto con cui, quale Príncipe consorte, ebbe gli stessi "honores, preeminencias yconsideraciones" di sua moglie (15/02/1901), ottenendo, ad esempio l'uso ufficiale del titolo di "Principe consorte delle Asturie" fino a che la moglie fu in vita (1901-1904), come questo esempio.

 

Da tale matrimonio nacque anche Alfonso Maria (1901-1964), nonno di Don Pedro de Borbon.

 

In favore dei figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi furono emessi i decreti del 1901 e del 1904 per concedere loro i titoli di Infanti.

Ovviamente tali decreti erano comunque superflui, perchè i figli di un Principe o Principessa delle Asturie nascevano già Infanti.

 

Il "problema" si pose invece con il secondo matrimonio dell'Infante Carlo Tancredi. Quali titoli e trattamenti dovevano avere questi altri figli?                                                          

Facciamo un passo indietro e vediamo altri casi simili a quelli di coppie reali nella Casa di Spagna.

 

Ad esempio dopo il matrimonio di S.A.R. la lnfanta Dona María Luisa Fernanda de Borbon (nel 1848) con

S.A.R. il Principe Antonio María Felipe Luis de Orleans, duca de Montpensier, costui venne creato Infante per grazia (1859).

 

I loro figli erano Infanti di Spagna per grazia:

-  Felipe Raimundo María (1862–1864), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (5-4-1862)

-  Antonio María (1866-1930), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (24-1-1866)

-  Luis María Felipe (1867–1874), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (8-4-1867).

 

All'epoca ed in sostanza in Spagna si era Infanti "per nascita" solo se figli del Re o del Principe delle Asturie.

Gli altri parenti del Re venivano di volta in volta proclamati Infanti "per grazia sovrana" (con decreto ad hoc) personalmente, ad esempio decretati in quanto coniugi di un Infante o Infanta, oppure il decreto era per un loro figlio specificatamente oppure ai loro figli in generale (come ad esempio con il decreto dell'8-12-1817 riguardante i figli del fratello del Re, Don Carlo Maria Isidoro (1788-1855) e Donna Maria Francesca di Braganza (1800-1834), siccome ".... declara S.M. Infantes de España a los hijos tenidos ò quetuvieren en su matrimonio los Infantes Don Carlos y Doña Maria Francisca, hermano y sobrina de S.M.").

 

Anche dopo la restaurazione monarchica spagnola (1874) e la nuova Costituzione (1876) la normativa si mantenne allo stesso modo.

Ad esempio nel caso dell'Infanta Maria Eulalia (1864-1958), figlia di Isabella II e del marito, il detto Infante

D. Antonio María de Orleans (1866-1930), che era Infante di Spagna per decreto da prima che nascesse (24-

1-1866) e IV Duca di Galliera (in Italia), sposati con regio decreto (1885), erano stati concessi decreti ad hoc per dichiarare Infanti (per grazia) i loro figli di volta in volta nascituri.

La coppia infatti ebbe due figli nati vivi:

-  Alfonso de Orleans y Borbón (1886-1975), infante de España per regio decreto (1886) e V Duca di Galliera

-  Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945), infante de España per regio decreto (1888), poi revocato nel 1924.

 

In casi simili solo i discendenti della Familia Real (di Isabella II) ed i loro coniugi erano decretati "Infanti di Spagna" (per grazia). Ed ovviamente i figli di essi non erano a loro volta Infanti.

I figli di Infanti, nipoti di sovrani, non avevano titoli.

 

Vedasi ad esempio il caso di S.A.R. María de la Paz de Borbón y Borbón (1862-1946), Infanta de España per nascita e principessa di Baviera per il suo matrimonio con il príncipe Luis Fernando de Baviera.

I suoi figli non erano Infanti per nascita, ma il suo primogenito Fernando María de Baviera y Borbon fu decretato Infante (1905) perchè sposò la sorella del Re, la Infanta María Teresa de Borbón (ed i loro figli, a loro volta, furono creati tutti Infanti, per grazia).

 

Questa la situazione fino ad allora.

Infatti, come sottolineò F. Fernández de Béthencourt, in un suo articolo ("Los parientes de los Reyes: los

Prìncipes de la Sangre en Espana", in "Revista de Historia y de Genealogia Espanola", 1912, riportato in "Principes y Caballeros", Madrid, 1913) fino ad allora la normativa spagnola era lacunosa, perchè non specificava quali titoli e trattamenti spettassero agli altri membri della Real Casa di Spagna che non erano Infanti.

In sostanza i figli degli Infanti di Spagna non avevano automaticamente dei titoli o delle onorificenze per legge, ma erano dei privati cittadini qualunque (benchè avessero il diritto di portare il cognome Borbone come una famiglia qualunque).

 

In seguito, invece, proprio per il caso dei figli di Carlo Tancredi e sua seconda moglie, fu emesso un decreto "ad hoc" (1908) che però regolamentò tale lacuna normativa.

 

Infatti tale decreto, nel concedere loro un determinato titolo, sancì formalmente l'istituzione del titolo di "Principe della Casa di Borbone".

Titolo che comportava "iguales honores, preeminencias y distinciones que á los Infantes de España, áquienes seguirán inmediatamente en el orden jerárquico".

 

Il detto Béthencourt, giustamente, ritenne che il titolo di "Principe della Casa di Borbone" non fu una concessione ex novo, ma il riconoscimento dello status di Principe del Sangue (Borbone),ovvero della Real Casa.

 

Infatti ritenne che tale titolo di "Principe" (che poteva essere personale, come ad esempio quello di Infante, oppure trasmissibile agli eredi legittimi e naturali), chiarisse anche come la discendenza di un Principe del Sangue, contraendo matrimoni uguali, restasse a tutti gli effetti e diritti, parte della Real Casa dei Borbone.

 

E' però un errore madornale (ma voluto?!) il ritenere (come Robles Do Campo, alla pag. 363 del suo studio sugli Infanti, "Los Infantes de Espana tra la derogaciòn de la Ley Salica (1830)", pubblicato nel vol. XII, Academia Matritense de Heráldica y Genealogía, 2009) che il detto titolo di "Principi della Casa di Borbon", concesso ai figli di secondo letto di Carlo Tancredi (con il detto decreto del 1908), fosse in realtà il riconoscimento del titolo di "Principi della Casa di Borbone Due Sicilie".

Ma ciò è errato perché, OVVIAMENTE, il Re di Spagna come avrebbe mai potuto riconoscere (e con quale diritto?) a qualcuno un titolo dinastico di spettanza di ALTRA Casa Reale e Dinastia?!

 

A tal punto vi è da fare altra interessante osservazione.

 

Nella  concessione  del  1908  si  parla  del  titolo  di  "Principe  della  Casa  di  Borbone", mentre  nelle  altre concessioni successive, riguardanti altri Borbone, il titolo indicato è solo quello di "Principe di Borbone". Ritengo  che  la  distinzione  non  sia  oziosa,  ma  che  distingua  nettamente  un  "Principe  di  Borbone" appartenente alla Real Casa di Spagna da un  "Principe di  Borbone"  generico, ovvero  un Borbone, ma appartenente ad altre Case Reali dei Borbone (es. Due Sicilie e Parma).

Perchè  appunto  il  titolo di  "Principe  della  Casa  di  Borbone" invece  era  spagnolo,  tanto  è  vero  che  era

equiparato a quello di Infanti, sotto i quali immediatamente veniva.

 

Interessante però notare che tale titolo fu concesso agli "altri Borbone" non considerati discendenti di sangue di Isabella II o non direttamente legati ad essa da vincoli di parentela (Borbone Spagna) che però facevano richiesta di  essere naturalizzati  spagnoli,  ottenendo tale  titolo,  che poteva essere  trasmissibile (es. per Gabriele di Borbone Due Sicilie, 1920), oppure personale (come per il fratello Gennaro di Borbone Due Sicilie, 1924, che aveva contratto matrimonio morganatico, oppure come per Elia di Borbone di Parma).

 

Quindi il titolo di "Principi di Borbone", per estensione del concetto, si riferiva ai Principi di altre Case Reali dei Borbone (es. Due Sicilie e Parma).

Altra importante distinzione: il titolo era genericamente trasmissibile (anche se in altri casi venne espressamente dichiarato trasmissibile alla discendenza), a meno che non fosse espressamente personale.

 

Quindi con tale titolo si erano riconosciute due distinte tipologie di Principe di Borbone:

 

-   "Principe della Casa di Borbone" di Spagna (quando spagnolo e congiunto con la Casa dei Borbone di Spagna);

-   "Principe di Borbone" di altra Casa Reale (quando si naturalizzava spagnolo ed apparteneva ad altri Borbone).

 

 

Quindi il titolo di "Principe della Casa di Borbone" era riferito logicamente e di diritto a quello di "Principi della Casa di Borbone di Spagna".

Infatti tale titolo venne utilizzato per identificare appunto dei Principi Borbone della Real Casa spagnola, che PERO' non erano Infanti (nè per nascita e nè per grazia).

 

Ma la concessione del titolo di "Principe della Casa di Borbone" ai figli di secondo letto di Carlo Tancredi, ribadì ufficialmente, che costoro, benchè non Infanti di Spagna per nascita o per grazia, erano però sempre membri della Real Casa di Borbone di Spagna.

 

Esempi di DECRETI e atti dei "PRINCIPl DI BORBONE":

 

-  Titolo di "Principi della Casa di Borbon" per i figli di Carlo Tancredi e sua seconda moglie (1908)

-  Decreto per il cerimoniale della nascita del figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1908)

-   Acta de nacimiento y presentación del Príncipe de la Casa de Borbón, que ha dado á luz S. A. R. la Serma. Sra. Infante Doña Luisa Francisca de Orleans y Orleans (1908)

-  Atto di nascita e presentazione figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1909)

-  Atto di nascita e presentazione figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1914)

-  A SAR Gabriele ed ai suoi figli (1920) (DUE SICILIE)

-  A Don Elia di Borbone di Parma (1920) - personale: nazionalità, titolo e trattamento (PARMA)

-  A SAR Gennaro di Borbone Due Sicilie (1924) - personale: nazionalità, titolo e trattamento (DUE SICILIE)

-  vari altri "nascimiento y presentaciòn" Esempi di DECRETI DI INFANTADI:

 

-  decreti del 1901 e del 1904 a favore dei figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi

-  Alfonso de Orleans y Borbón (1886-1975), infante de España per regio decreto (1886) e V Duca di Galliera

-  Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945), infante de España per regio decreto (1888), poi revocato nel 1924.

-   Príncipe D. Fernando María de Baviera y Borbon (1905), cugino del re, che sposò la sorella la infanta María Teresa de Borbón

-  figli Infanta Doña María Teresa (1906), sorella del re figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1909), sorella del re

-  figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1911), sorella del re

-  figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1912), sorella del re

-  A SAR Alfonso d'Orleans y Borbon ed ai suoi figli (1912) trattamento

 

 

Esempi di DECRETI DI REVOCA:

 

-  revoca del 1848 all'Infante Enrico di Borbone Spagna (1823-1870), Duca di Siviglia, figlio dell'Infante Francesco di Paola di Spagna (1794–1865), figlio di Re Carlo IV di Spagna, creato Infante grazie al decreto dello zio Re  Ferdinando VII (28-11-1823), riabilitato il 13-5-1854 e nuovamente privato il 6-5-1867

-  revoca a Luigi Ferdinando di Orleans (1924) (Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945))

 

Esempi di DECRETI DI REINTEGRA (es.):

 

-  A Don Alfonso de Orleans e Bourbon (1912)

 

 

 

ATTUALMENTE:

 

Secondo la vigente normativa (R.D: 1368/87) vi sono due tipologie di Infanti (Principi): quelli ex lege (es. gli Infanti veri e propri, quelli naturali) e quelli per grazia sovrana (per i quali serve espressa concessione per titoli e trattamenti da parte del Re).

La stessa normativa ha previsto che i figli degli Infanti (Principi per nascita o per grazia) sono solo Grandi di Spagna (con trattamento di Eccellenza).

Lo scopo di fondo è riconoscere ed onorare figli/e del Re (Infanti), distinguendo primogenito (Asturie) e suoi figli/e (Infanti).

In epoca precedente, come abbiamo visto, subito sotto di loro, ma equiparati ad essi, vi erano gli altri parenti reali decretati Principi della Casa di Borbone (Spagna)

Equiparati a questi Infanti Reali sono gli altri parenti del Re, ma come semplici "graziati", personalmente, a vita e senza trasmissibilità (Infanti e titolati). Al di sotto i figli/e di tutti costoro, che sono solo Grandi di

Spagna, con trattamento di Eccellenza.

A tal riguardo bisogna notare come l'attuale normativa spagnola distingue fra la Familia Real (famiglia reale vera e propria) e la Familia del Rey (i parenti del Sovrano, la famiglia in senso esteso di parenti).

 

(Leggasi il Regio decreto 1368/1987, del 6 novembre, che disciplina i titoli, i trattamenti e gli onori della famiglia reale e il Reggente)

 

 

Distinguiamo quindi i vari gradi:

 

I)   Principe/essa delle Asturie, con tratt. A.R. (figlio/a primogenito/a del Re)

     -  Infante di Spagna (per nascita), con tratt. A.R., sono i figli del Re e/o del/la Principe/ssa delle Asturie

II)  Infanti per grazia, con tratt. A.R., e spesso con titoli ad hoc, sono per titoli personali, vitalizi e non

trasmissibili

-   (ex "Principe della Casa di Borbone", titolo nella ll Casa Reale, equiparante i parenti reali agli Infanti, ma subito sotto di loro, con tratt. A.R.)

-   (ex "Principe di Borbone", titolo nella ll Casa Reale, equiparante gli altri Principi delle altre Case Reali dei Borbone agli Infanti, ma subito sotto di loro, con tratt. A.R.) che si naturalizzavano spagnoli

III) Grandi di Spagna con tratt. Eccellenza per i figli degli Infanti (ex lege)

 

Nel I grado si intendono i figli del Re, che sono tutti Infanti e A.R., tranne  il/la primogenito/a che è Principe/essa delle Asturie.

I figli del Principe delle Asturie sono poi anch'essi Infanti (come se fossero I grado)

 

Nel II grado sono ricompresi invece gli Infanti e titolari per grazia sovrana.

 

Infatti gli altri figli degli Infanti, dopo la rifondazione della monarchia ebbero titoli ad hoc (es. per le figlie del conte di Barcellona e per il figlio del Duca di Segovia).

Tali titoli il R.D. 1368/87 ha equiparato tali titoli a quelli di grazia, personali e vitalizi.

Il R.D. 1368/87, infatti, servì proprio ad integrare la Costituzione del 1978, perché non solo entrambe

servirono a porre al primo posto la linea di Juan Carlos, ma il R.D. servì a precisare che quelli precedenti o quelli futuri erano solo dei titolati per grazia (personali e vitalizi).

Un tipo di II grado sono i parenti del Re. Sorelle, figli degli Infanti ed equiparati. Tutti considerati "per grazia" Dopo il 1908, come visto, i nipoti del re (Infanti) che non erano il/la Principe/ssa delle Asturie, furono

equiparati agli Infanti (per grazia), ma subito dopo di loro, con il titolo di Principi di "Principi della Casa di

Borbon" (Borbone Spagna, ovviamente).

Il titolo di "Principi di Borbone" veniva concesso invece agli altri Principi delle altre Case Reali dei Borbone che si naturalizzavano spagnoli.

 

Al III grado sono i Grandi di Spagna (con trattamento di Ecc.nza), ovvero i figli degli Infanti (sia di quelli ex lege che di quelli per grazia). Ovvero figli di Infanti reali e di Infanti per grazia.

 

Se si usa questo schema è facile inquadrare qualunque parente di Juan Carlos e della Real Casa. Basta riflettere: il soggetto in esame è uno dei figli/e del Re Juan Carlos (Infanti ex lege)?

È il/la primogenito/a (Principe/ssa delle Asturie) o figli/e di questi (Infanti ex lege)?

È  uno  degli  altri  parenti  del  re?  Ovvero  uno  dei  semplici  "graziati",  personalmente,  a  vita  e  senza trasmissibilità (Infanti e titolati)?

È invece uno dei i figli/e di tutti costoro, che sono solo Grandi di Spagna, con trattamento di Eccellenza?

 

 

Chiaramente la riflessione generale è che la Real Casa di Spagna, fin dall'epoca di Ferdinando VII, è  impostata ad un concetto di "famiglia reale" derivato dalla famiglia nucleare borghese. In opposizione alla famiglia classica, estesa e per patrilignaggio, alla base dei Borbone di Francia e di quelli di Spagna.

 

Tale concetto pone al centro della monarchia la figura del Re e non della Casa Reale in generale. E questo fin dalle Costituzioni spagnole del 1837 (art. 50, 51 e 52) e del 1845 (artt. 49, 50, 51).

 

Infatti esse si basavano sulla Regina Isabella II di Borbone ed i suoi discendenti (maschi e femmine) come successori al trono. Solo se estinti costoro la successione sarebbe passata alla sorella della Regina, agli zii del padre ed ai loro discendenti.

 

Dopo la parentesi della Costituzione del 1869 (che poneva anch'essa al centro della successione al trono il solo nucleo familiare del Re Amedeo I di Savoia), la Costituzione del 1876 (della restaurazione borbonica), ribadiva il concetto del Re (stavolta Alfonso XII di Borbone) al centro della monarchia (art. 59), al quale sarebbero succeduti i suoi discendenti (maschi e femmine) e solo se estinti tutti costoro sarebbero succeduti sua sorella, sua zia, sorella di sua madre (o i loro discendenti legittimi) e infine i discendenti dei suoi zii, fratelli di Don Fernando VII (se non fossero stati esclusi).

Tale Costituzione rimase in vigore fino al rovesciamento della monarchia spagnola.

 

La nuova Costituzione del 1978, orientata sugli stessi criteri, regolò la successione al trono all'articolo 57. In particolare:

1)    La Corona di Spagna è ereditaria nelle persone dei successori di Sua Maestà Juan Carlos I di Borbone, erede legittimo della dinastia storica. La successione al trono seguirà l'ordine regolare della primogenitura e rappresentanza, essendo sempre preferita la linea anteriore alle posteriori; nella stessa linea il grado più prossimo al più remoto; nello stesso grado, il maschio alla femmina e nello stesso sesso la persona più anziana a quella più giovane.

2)   Il Principe ereditario, dal momento della nascita a quello in cui si produrrà il fatto che darà luogo alla sua ascesa al trono, avrà il titolo di Principe delle Asturie e tutti gli altri che spettano per tradizione al successore alla Corona di Spagna.

3)   Estinte tutte le linee chiamate alla successione per diritto, le Cortes Generali provvederanno alla successione alla Corona nella forma che più convenga agli interessi della Spagna.

 

La Costituzione spagnola del 1978 ancora una volta riprende (come le sue precedenti) e si fonda sul concetto di monarchia personificata dal Re (Juan Carlos I), quale "erede legittimo della dinastia storica" (i Borbone di Spagna secondo le loro leggi dinastiche).

Allo stesso modo per la successione al trono si riferisce quindi innanzitutto ai discendenti di Juan Carlos e

quindi a "tutte le linee chiamate alla successione per diritto" (ampliando il concetto di fatto a tutti i discendenti di re Alfonso XII di Borbone).

 

Dal quadro generale si comprende quindi come, fin dalla sua formazione, la nobiltà regale nella Real Casa di Spagna sia una nobiltà progressivamente degradante.

 

Più si è genealogicamente distanti dal Sovrano e più si perde la nobiltà (in quanto personale).

Si riprendono in questo modo i concetti di la Familia Real (famiglia reale vera e propria) e di Familia del Rey (i parenti del Sovrano, la famiglia in senso esteso di parenti).

 

 

IL CASO DI DON CARLOS MARIA  (padre di Don Pedro)

 

L'attuale normativa vigente in Spagna ha quindi superato il concetto del titolo di "Principe della Casa di Borbone (di Spagna)", che comportava "iguales honores, preeminencias y distinciones que á los Infantes deEspaña, á quienes seguirán inmediatamente en el orden jerárquico", unendo tale titolo semplicemente con quello di Infante di Spagna per grazia (titolo personale, vitalizio e non trasmissibile).

Con la conseguenza che i figli di un Infante di Spagna per grazia sono ex lege solo "Grandi di Spagna", con trattamento di Eccellenza.

I figli dei "Grandi di Spagna", quindi, non hanno altre onorificenze che quelle eventualmente loro concesse per grazia dal Sovrano.

 

A questo punto si inquadra il caso di Don Carlos Maria di Borbone e del figlio Don Pedro.

 

Molto interessante è appunto la concessione del 1994 di Infante per grazia a Don Carlos Maria di Borbone (1938-2015).

 

Tale concessione è stata intesa come il riconoscimento espresso di una linea esterna alla Real Casa dei Borbone di Spagna.

Infatti Don Carlos è indicato espressamente come il rappresentante di "una linea dinastica storicamentelegata alla corona spagnola". Quindi tale linea non fu riconosciuta come parte dei Borbone di Spagna, ma come linea esterna ad essi.

 

Ma analizziamo meglio la questione.

 

Don Carlos Maria era figlio dell'Infante Alfonso Maria (1901-1964), figlio dell'Infante Carlo Tancredi (che apparteneva ai Borbone-Spagna) e dell'Infanta Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, Principessa delle Asturie.

 

Alfonso Maria, come visto, era Infante, sia in virtù dei decreti del 1901 e del 1904 (che avevano concesso ai figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi i titoli di Infanti per grazia), sia perché figlio di una Principessa delle Asturie (i cui figli nascevano già Infanti). Alfonso Maria era quindi Infante per nascita e per decreto di grazia.

Inoltre Alfonso Maria era stato Principe delle Asturie [dal 1904 al 1907].

 

Inoltre, essendo nato da matrimonio AUTORIZZATO dal Capo della R. Casa di Spagna, ovvero dal Re di Spagna (e NON dal Capo della R. Casa delle Due Sicilie), appartenne alla Real Casa di Spagna.

Secondo il diritto dinastico e la dottrina prevalente (es. de Béthencourt), avendo poi Alfonso Maria contratto matrimonio uguale (ed autorizzato dal Re di Spagna) la sua discendenza apparteneva alla Real Casa di Spagna.

 

In quanto tali i figli di Alfonso Maria, come il detto Don Carlos Maria, avrebbero avuto sicuramente diritto ad essere riconosciuti nel titolo di "Principi della Casa di Borbone", in quanto "Principi della Casa di Borbone di Spagna".

Ovvero avrebbe avuto diritto al titolo che era utilizzato per identificare appunto dei Principi Borbone della Real Casa spagnola, MA che non erano Infanti.

Allo stesso modo il titolo sarebbe dovuto essere trasmissibile alla discendenza.

 

Invece la concessione del 1994 di Infante a Don Carlos Maria di Borbone fu di fatto e di diritto una "riduzione" di diritti e riconoscimenti.

 

Infatti:

 

1)    Don Carlos fu riconosciuto solo come il rappresentante di "una linea dinastica storicamente legata alla corona spagnola", ovvero non una linea dei Borbone di Spagna, ma esterna ad essi.

Mentre invece, dinasticamente, Don Carlos, in quanto figlio dell'Infante Alfonso Maria (1901-1964), avrebbe avuto diritto ad essere riconosciuto della stessa Real Casa.

 

2)    Il titolo di Infante fu una concessione "per grazia sovrana", non un riconoscimento per un Principe della Casa di Spagna. Inoltre fu titolo personale e non trasmissibile. Quindi, mentre da un lato tale concessione riconobbe diritti ed onori di Infante a Don Carlos, dall'altro la stessa concessione, non trasmissibile alla discendenza, escluse i suoi discendenti da qualunque onore conseguente.

Meglio sarebbe stato, quindi, ottenere ad esempio il titolo di "Principe della Casa di Borbon", che poteva essere trasmissibile ai discendenti (come accade ad es. per Gabriele di Borbone Due Sicilie, 1920).

 

Pertanto la concessione del 1994 a Don Carlos Maria del titolo di Infante per grazia fu una diminuzione del suo status e dei suoi diritti dinastici.

 

Conseguentemente lo stato attuale di Don Pedro de Bórbon y Orléans, figlio dell'Infante Don Carlos Maria di Borbone, così come quello dei figli del detto Don Pedro, diventa difficile da qualificare.

Soprattutto perché lo stesso Re di Spagna non si è ancora formalmente espresso in merito.

 

Infatti:

 

SECONDO IL DIRITTO ATTUALE IN SPAGNA:

 

Le attuali normative spagnole che regolano tale materia sono basate sul Regio decreto 1368/1987 (che ha specificato e ristretto i titoli ed i trattamenti della Familia Real e dei suoi parenti).

In base a tale normativa, allo stato attuale, non sembra che Pedro rientri tra i Principi della Real Casa di Spagna.

Perché infatti, oltre al trattamento di cortesia di “Altezza Reale” che gli viene attribuito in via informale, non ci risulta che il sovrano di Spagna lo abbia mai ed ufficialmente riconosciuto come Principe.

Infatti Don Pedro non è un INFANTE, ma essendo figlio di Carlo Maria, che invece Infante lo era, godrebbe quindi del solo titolo di Grande di Spagna (art. 4 del detto R.D. 1368/87), con trattamento di “Eccellenza”.

 

 

SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI BORBONE DI SPAGNA:

 

Anche secondo le antiche Leggi della R. Casa Borbone di Spagna, la posizione di Pedro risulta delicata. Infatti, in base alla citata Pragmatica Sanzione del 1776 (secondo la quale i Principi della R. Casa di Spagna dovevano   contrarre  matrimoni  tra  pari, pena la decadenza irrimediabile dal rango del Principe inadempiente), Pedro, avendo contratto un matrimonio diseguale, è decaduto e quindi escluso dalla dinastia storica dei Borbone di Spagna (considerata  “dinastia  storica”  dalla  attuale  normativa spagnola, anche se l’attuale R. Casa di Spagna non sembra che tenga più in riguardo le proprie antiche normative dinastiche).

 

 

SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI DUE SICILIE:

 

Considerando che il Don Carlo Maria (1938-2015) non fu mai Principe delle Due Sicilie (in quanto nato da matrimonio non autorizzato dal Capo di tale Real Casa e quindi non valido dinasticamente), ma che fu esclusivamente Principe della Real Casa e Dinastia di Spagna, non avrebbe quindi potuto trasmettere ovviamente al figlio lo status ed il rango di Principe delle Due Sicilie.

Conseguentemente Don Pedro, non essendo nella linea di successione duosiciliana non poteva succedere ai titoli ed ai diritti dinastici della R. Casa e Dinastia delle Due Sicilie.

 

 

Da parte, invece, Don Pedro di Borbone (o un suo figlio maschio) potrebbe contestare però la successione dinastica al trono di Spagna.

Infatti si potrebbe questionare che tale successione (invece che alla Principessa Leonor) spetti al loro ramo (discendente dall’Infante Carlo Maria (1938-2015)), sia perchè anch'essi ramo "erede legittimo della dinastia storica" ovvero dei Borbone Spagna, sia perchè una successione ad una femmina trasmetterebbe il trono spagnolo ad altra famiglia e non già alla detta "dinastica storica" riconosciuta dalla vigente Costituzione spagnola (1978).

 

Mentre invece la loro linea, composta da maschi Borbone permetterebbe al trono spagnolo di restare nella "dinastica storica" dei Borbone di Spagna, dinastia riconosciuta dalla Costituzione come l'unica avente diritto a regnare.

 

 

Alla luce di quanto abbiamo visto appare finalmente chiarita la vicenda storica, dinastica e familiare, della famiglia di Don Pedro di Borbone.

Una famiglia migrata da una Casa Reale ad altra e poi estromessa da ogni diritto dinastico.

Illustre famiglia civile di ascendenza regale che non ha ancora accettato e compreso la verità della loro situazione e dei loro diritti.

 

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In sintesi:

  1. Nel 1947 il generale dittatore Francisco Franco, per motivi propagandistici e di convenienza, trasformò lo Stato spagnolo, che reggeva, rifondando la monarchia spagnola. Si nominò quindi reggente e si arrogò il diritto di scegliere lui il suo successore al trono, scegliendolo in seno alla dinastia dei Borbone, NON in base al legittimo diritto dinastico spagnolo, ma a suo piacimento (Legge di successione del 26 luglio 1947; modificata dalla legge dello Stato 10 gennaio 1967, restata in vigore fino alla Costituzione del 1978). Ma non solo fra i Borbone di Spagna.
  2. Franco si impossessò quindi del diritto arbitrario di poter scegliere l'erede al trono spagnolo fra qualunque Principe Borbone che egli volesse. Per questo fra il 1947 ed il 1969 la scelta del nuovo erede al trono era stata dibattuta fra vari ipotetici candidati e dichiarati pretendenti. Fra i figli del deposto re Alfonso XIII (1886-1941), ovvero l’erede legittimo (cadetto! Ma dinasticamente erede), l’Infante Juan Carlos (1913-1993), conte di Barcellona, che fu pretendente al trono dal 1941 al 1977 ed il fratello maggiore l’Infante Giacomo (Jaime) Enrico (1908-1975), Duca di Segovia (nonostante avesse rinunciato ai suoi diritti dinastici già nel 1933 ed avesse contratto un matrimonio impari); da parte il Duca Saverio di Borbone-Parma (1889-1977), comandante in capo degli eserciti carlisti ed altri che avevano potenziali requisiti. Tutti potenziali candidabili che Franco usò per tenere in scacco la famiglia reale spagnola.
  3. Fra i rivali più temibili dei figli del defunto re Alfonso XIII, vi era la linea cadetta dei Borbone Spagna: ovvero i figli della sorella Maria de las Mercedes (1881-1904), già principessa delle Asturie (erede al trono), che aveva sposato il principe Carlo Tancredi. Da tale matrimonio era nato infatti l’Infante Don Alfonso Maria (1901-1964).
  4. Per tali ragioni Juan, conte di Barcellona, dopo la rifondazione della monarchia di Spagna (1947) e soprattutto con la morte del suocero Carlo Tancredi (1949), si adoperò per spronare, sostenere e incitare il cugino/cognato Alfonso Maria a desistere da ogni interesse verso la corona spagnola. Il conte di Barcellona spinse Alfonso Maria a ritenersi Capo della R. Casa Borbone-Due Sicilie e pretendente di quella dinastia, per allontanarlo dalla rosa dei possibili candidati al trono che Franco avrebbe potuto designare e promettendogli tutto il proprio sostegno, probabilmente anche economico.
  5. Allo stesso modo Juan, conte di Barcellona spinse, negli stessi anni, il fratello maggiore Giacomo, Duca di Segovia, verso la pretesa illegittima al trono francese (rinnegando le rinunzie di Filippo V del 1712-13), scatenando altra disputa dinastica.
  6. Quindi in questo tormentato e difficile clima storico particolare era quindi più opportuno (e più utile) per Juan, conte di Barcellona, che Alfonso Maria, che poteva vantare diritti anche sul trono spagnolo, si dedicasse solo alla pretensione del trono delle Due Sicilie (concretamente impossibile da ottenere) anziché costituire uno scomodo e potenziale rivale per le sue pretese dinastiche. Fu così che l’Infante Juan creò con Alfonso Maria questa “fazione spagnola” che coalizzò intorno a loro tutti i vari Principi Borbone della Real Casa di Spagna, che appoggiarono così le pretese di Alfonso Maria.
  7. In sintesi Alfonso Maria di Borbone-Spagna (1901-1964) fece scoppiare la disputa ispanico-duosiciliana quasi sicuramente spinto dagli interessi del cognato-cugino Juan conte di Barcellona, che voleva allontanare dal trono spagnolo ogni potenziale rivale che Francisco Franco avrebbe potuto scegliere al posto suo e lo fece sostenuto e incoraggiato da un gruppo di studiosi spagnoli, legati al conte di Barcellona, che per anni preparò tale ribellione, artificiosamente impugnando la rinuncia di Carlo Tancredi (come se non fosse prassi comune nella Real Casa duosiciliana, per simili casi), pretendendo la questione assurda che il “primogenito farnesiano” fosse solo quello genealogico (che se fosse vera allora la primogenitura sarebbe passata alla linea di Carlo IV di Spagna!), facendo invece passare, in modo assurdo e sfacciato, il legittimo erede dinastico, il Duca Ranieri, come il ribelle della linea primogenita (come se in Spagna non regnasse oggi la linea genealogicamente cadetta ma dinasticamente erede!), ma tutto con il solo scopo di distrarre tutti dal vero ed insormontabile problema dinastico: la mancanza degli assensi matrimoniali per la linea di Carlo Tancredi! Ma tutto questo vedremo e capiremo meglio nel prosieguo di questo studio.
  8. Infatti LE RINUNZIE erano e sono una prassi fondamentale e ben consolidata nella Real Casa. Ed infatti vi erano rinunzie per i diritti dinastici, sia per motivi politici che matrimoniali.
  9. Gli stessi regni moderni dei Borbone (come quello delle Due Sicilie) nacquero solo grazie a rinunzie per accordi politici (le Rinunzie nel 1712-1713 dei Principi Borbone di Francia ai loro diritti su Spagna e altri suoi possedimenti (fra cui Due Sicilie) in favore del fratello Filippo Duca d'Angiò (poi Filippo V), in cambio della sua rinuncia sui diritti al trono di Francia, per sé stesso e suoi discendenti; la Rinuncia nel 1734 di Filippo V agli Stati italiani spettanti alla Spagna (fra cui Due Sicilie) in favore del figlio Carlo (escludendo gli altri figli); la Rinuncia nel 1738 di Carlo di Borbone, per sé stesso e suoi discendenti, al Ducato di Parma e Piacenza ed al Granducato di Toscana per ottenere il riconoscimento dei regni di Napoli e Sicilia; la Rinuncia nel 1759 di Carlo di Borbone (divenuto Carlo III di Spagna), per sé stesso e la sua linea primogenita, agli Stati italiani a lui spettanti (Due Sicilie e Stato dei Presìdi) in favore del figlio Ferdinando.
  10. Allo stesso modo vi erano e vi sono le rinunzie effettuate in cambio di diritti dinastici immediati e per il futuro, come attraverso matrimoni dinastici. Come la rinunzia del conte di Girgenti al trono delle Due Sicilie (1868) per sposare Isabella di Borbone-Spagna (1851-1931), ovvero l’erede eventuale dell’erede al trono di Spagna e come la rinunzia del principe Carlo Tancredi ai suoi diritti dinastici sul trono delle Due Sicilie (1900) e sulla sua appartenenza alla Real Casa, per sposare Maria Mercedes di Spagna (1881-1904), Principessa delle Asturie, ovvero erede al trono di Spagna.
  11. Altre famose rinunzie Principesse della Real Casa quando contraevano matrimoni potenzialmente validi per successione dinastica (per evitare che, siccome la successione al Trono delle Due Sicilie era semi-salica, se si fossero estinte tutte le linee maschili, la successione sarebbe potuta passare tramite la discendenza femminile in altra casata, così come prevedeva una delle opzioni della Prammatica del 1759).
  12. Un’altra tipologia di rinunzie dinastiche erano effettuate per matrimoni impari, ma in cambio di diritti altri dinastici minori, ovvero attraverso riconoscimenti (es. di matrimoni morganatici) e concessioni nobiliari. Vediamo quindi alcuni esempi di tali rinunce avvenute nei Borbone Due Sicilie.
  13. Il "primogenito farnesiano” sostennero e sostengono che fosse solo colui che discendeva per primogenitura genealogica. Quindi a quella di Carlo Tancredi. Ma se fosse vera tale affermazione e che quindi tale "primogenitura dovesse spettare alla linea primogenita, allora la primogenitura "farnesiana" spetterebbe alla linea di Carlo IV di Spagna! Infatti il primo erede farnesiano fu Carlo di Borbone! Ma sua la discendenza primogenita genealogica fu quella del figlio Carlo IV re di Spagna! Quindi secondo tale ragionamento il "primogenito farnesiano”, in quanto disceso genealogicamente dalla linea primogenita, è l'erede del Duca di Segovia, ovvero la linea che genealogicamente è primogenita spagnola, ma che dinasticamente non lo è (regnando, invece, la linea cadetta, ma dinastica, del re Felipe!).
  14. Il tanto sventolato "primogenito farnesiano", invece, non era puramente e semplicemente un primato genealogico. Infatti l'eredità della "primogenitura farnesiana" era ed è legata esclusivamente al ruolo di Gran Maestro, che è unito a sua volta alla dignità di Capo della Real Casa (e giammai a quella di Re delle Due Sicilie). Pertanto anche la "primogenitura farnesiana" è una questione non semplicemente genealogica, ma esclusivamente dinastica, legata al Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano (che, come tale, è unito alla dignità di Capo della R. Casa e non a quella di Sovrano delle Due Sicilie). 
  15. Il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano è pertanto passato, attraverso i CAPI della R., arrivando all'attuale linea della discendenza di Ranieri, in quanto ramo dinasticamente legittimo (benché non genealogicamente primogenito, come accadde per Carlo IV!). Invece Carlo Tancredi, uscito dalla Casa delle Due Sicilie, non ereditò mai il ruolo di CAPO della Dinastia e così la sua discendenza (perché mancarono i decreti di autorizzazione dei Capi della R. Casa che rendessero i matrimoni legittimi per la R. Casa). Pertanto, non appartenendo alla R. Casa delle Due Sicilie, non poterono nemmeno raccogliere l’eredità del Gran magistero costantiniano (Ordine dinastico-familiare della Real Casa).
  16. Quindi l'attuale Ordine Costantiniano facente capo a Don Pedro deve intendersi un Ordine cavalleresco ex novo ed a sé stante, ma irregolare, benché riconosciuto giuridicamente da vari Stati, come quello italiano. Ed a tal proposito è indicativo notare come la Santa Sede non si sia pronunciata nel riconoscere (e quindi legittimare) l’uno o l’altro Ordine.
  17. Ma la "fazione spagnola" si servì invece delle polemiche per far scoppiare la "disputa duosiciliana" per sostenere Alfonso Maria verso pretese illegittime (in aperto e totale contrasto con le leggi dinastiche della R. Casa delle Due Sicilie) al solo scopo di allontanare in questo modo (e definitivamente) un potenziale rivale al trono di Spagna (che Franco avrebbe potuto scegliere invece di Juan di Barcellona).
  18. Ma in realtà, con tali polemiche ("atto di Cannes", "primogenito farnesiano"), essi volevano distrarre TUTTI dal vero ed insolubile problema. Perché il vero nodo gordiano che MAI si sarebbe potuto sciogliere per la linea di Carlo Tancredi era quello dell'obbligo dei Principi duosiciliani di ottenere dal Capo della Real Casa delle Due Sicilie il sovrano beneplacito per contrarre matrimonio (ovvero dal Capo della loro R. Casa e Dinastia). Ovvero nel rispetto degli atti sovrani n. 2362 del 7 aprile 1829 e n. 3331 del 12 marzo 1836, MAI aboliti e parte integrante e sostanziale delle leggi dinastiche duosiciliane.
  19. Perchè anche se non ci fosse mai stato l'atto di Cannes la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa comunque dalla Real Casa delle Due Sicilie. Infatti la linea di Alfonso Maria (1901-1964), figlio di Carlo Tancredi di Borbone-Due Sicilie (poi Borbone-Spagna) e di Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, essendo un ramo cadetto di quella di Spagna (e come tale non appartenne mai alla R. Casa delle Due Sicilie), ovviamente NON VENNE MAI AUTORIZZATA da nessun Capo della R. Casa delle Due Sicilie per i propri matrimoni (nonostante l’esistenza dell’obbligo all’assenso previsto dai citati Atti sovrani del 1829 n. 2362 e n. 3331 del 1836), e pertanto tale discendenza NON FECE MAI PARTE DELLA CASA DELLE DUE SICILIE (perché “ Il difetto del sovrano beneplacito renderà il matrimonio non produttivo di effetti politici e civili”). Infatti Carlo Maria (1938-2015) NON essendo mai stato un Principe delle Due Sicilie (perché nato da Principi della R. Casa di Spagna, che per questo non ebbero assenso per matrimonio dinastico per la Casa delle Due Sicilie, in quanto non autorizzati dal Capo di tale R. Casa) NON poteva divenire e NON divenne mai Capo della R. Casa delle Due Sicilie, nell’ipotesi di successione al padre Alfonso Maria (1964). Ed allo stesso modo la sua discendenza non appartenne mai alla R. Casa delle Due Sicilie.                                                                                                                                                                                                                                                                      LA QUESTIONE È PER NOI COSI’ DEFINITIVAMENTE RISOLTA.

 

Le tesi spagnole sul Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e loro confutazione

 L'attuale versione del pensiero spagnolo sull'argomento.

Ecco le tesi e le loro confutazioni.

 
TESI 1) Il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
 
Questa carica succede per rigorosa linea agnatica fino ai nostri giorni.
A questo Gran Magistero non ha mai rinunciato il suo bisnonno. 
Pertanto, seguendo la linea agnatica, il Gran Magistero ricade nella persona di Don Pedro dalla morte del padre.

CONFUTAZIONE ALLA TESI 1)
Tale Gran Magistero, come ampiamente spiegato nello studio dinastico pubblicato nella XXXII ed. dell'Annuario della Nobiltà Italiana e qui citato più volte, è unito indissolubilmente alla dignità di Capo della Real Casa.
Infatti tale Ordine (come già era per i Farnese) è un Ordine dinastico-familiare, che pertanto non può trasmettersi semplicemente nella linea primogenita legittima, MA si deve trasmettere esclusivamente nella linea primogenita dinastica.

Infatti le leggi dinastiche dei Borbone delle Due Sicilie distinguono fra semplice discendenza legittima e discendenza legittima e dinastica.
Quindi, siccome la linea di Carlo Tancredi (1870-1949), bisnonno di Pedro, non era dinastica delle Due Sicilie, perchè appartenne ed appartiene alla Real Casa di Spagna, il Gran Magistero, unitamente alla dignità di Capo della Real Casa, non appartengono a tale linea, ma sono stati tramandati nella linea dinastica legittima, quella di Ranieri, fino all’attuale Duca di Castro.
Da notare poi, come meglio chiariremo nel successivo punto, che Carlo Tancredi rinunciò espressamente anche a qualsiasi onorificenza cavalleresca (ed ogni diritto dinastico) che gli proveniva dalla sua Real Casa.
                                                                                                                                                                                           

TESI 2) La dignità di Capo della Casa Borbone delle Due Sicilie.

 
Questa dignità si eredita sempre per linea maschile ed agnatica.
A questa dignità giammai rinunciò il suo bisnonno l'Infante Don Carlos (Carlo Tancredi ndr.).

bellisima foto con errore. Essendo vivente Re Francesco, il Duca di Calabria (Atto sovrano n. 594 del 4 gennaio 1817) è il Principe Alfonso, Conte di Caserta. Il Principe Ferdinando Pio, all'epoca della foto Duca di Noto, divenne Duca di Calabria il 27 dicembre 1894 alla morte del Re. Alla morte del Padre diverrà Duca di Castro e Capo della Real Casa.
 
 
CONFUTAZIONE ALLA TESI 2) 
Anche in questo caso le leggi dinastiche dei Borbone delle Due Sicilie distinguono fra semplice discendenza legittima e discendenza legittima e dinastica.
 
Dai documenti ufficiali spagnoli, reperiti da uno storico spagnolo, la cui opera è SCARICABILE anche online (pagine 286-289)
comprendiamo in maniera inoppugnabile che Carlo Tancredi (bisnonno di Don Pedro), proprio per poter sposare la Principessa delle Asturie, dovette sottostare, rispettare ed obbedire alle condizioni inderogabili che gli impose Regina reggente di Spagna

Tali condizioni erano le seguenti:
 
a) Carlo Tancredi doveva naturalizzarsi spagnolo
b) Carlo Tancredi doveva fare rinuncia esplicita (da tener segreta) a QUALUNQUE diritto proveniente dalla sua famiglia (per se stesso ed i suoi discendenti)
c) Carlo doveva rinunciare ad usare qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone Due Sicilie.

Carlo Tancredi si naturalizzò spagnolo, rinunciò (con il cosiddetto Atto di Cannes) a tutti i suoi diritti dinastici duosiciliani e rinunciò a qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone delle Due Sicilie (infatti fu cancellato dai ruoli degli Ordini cavallereschi borbonici, in primis proprio da quello Costantiniano e non usò MAI nessun titolo dinastico duosiciliano).


Il legittimo Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, insieme con il cav. gr. Cr. di Grazia nob. dr. Antonio di Janni, delegato vicario per la Sicilia del S.M.O.C. di San Giorgio.
 
 
TESI 3) La pretensione al Trono delle Due Sicilie o dignità di Capo della Casa Reale delle Due Sicilie.
 
Questo è l'unico punto che Don Pedro, ritenendosi generoso, ritiene discutibile, perché in effetti, il suo bisnonno nel 1900 firmò una "rinuncia condizionale".
Ma Don Pedro, ritiene di non avere alcun dubbio che questa rinuncia non abbia avuto nessun effetto, perché si sono avverate le sue condizioni.
Ribadisce ancora dei rapporti emessi dagli organi spagnoli nel 1983 e dalla relazione emessa nel 1984 dal Consiglio di Stato. 

CONFUTAZIONE ALLA TESI 3)
Come abbiamo appena visto Carlo Tancredi accettò in toto le condizioni della Reggente di Spagna, per sposare la figlia.
 
Fra queste vi era la rinuncia assoluta ai diritti dinastici duosiciliani.
Tale rinuncia di Carlo Tancredi non era sottoposta a nessuna condizione. 
La rinuncia, pertanto, fu SEMPRE valida, anche qualora Carlo Tancredi non fosse divenuto Re consorte di Spagna (anche se comunque fu Principe consorte delle Asturie, dignità inconciliabile con quella di Principe delle Due Sicilie, proprio per la Prammatica del 1759).
Da quale documento risulterebbe che la rinuncia era sottoposta a condizione?
Era il permesso al matrimonio sottoposto al rispetto delle predette condizioni. Fra le quali la rinuncia al diritti dinastici duosiciliani.

il Principe Carlo Tancredi

In sostanza la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie per una DUPLICE esclusione.
 
La prima è motivata dalla rinuncia stessa fatta da Carlo Tancredi con il cd. "Atto di Cannes" e l'altra è una motivazione giuridica, data dalla mancanza del formale regio assenso scritto che autorizzasse il suo matrimonio come valido ai fini dinastici nella Real Casa delle Due Sicilie (e come sarebbe mai stato possibile se proprio Alfonso, conte di Caserta, aveva trattato ed accettato le condizioni imposte dalla Regina reggente di Spagna per far uscire Carlo Tancredi dalla sua Real Casa e rinunciare ad ogni suo diritto dinastico??).
Ma tali due motivazioni, che singolarmente sono insormontabili, portano insieme allo stesso risultato: la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie.

 
Visto poi che molto probabilmente la "disputa" fu la conseguenza delle dispute al trono spagnolo, vi sono fortissimi dubbi sull'equità delle motivazioni che portarono ai "pareri di parte" degli organi spagnoli in favore di Don Carlos Maria.
Era interesse della Casa Reale di Spagna appoggiare le pretese alfonsine perché anch'essi parte in causa.

Don Carlos e Pedro (Borbone-Spagna) indossano i mantelli dell'Ordine fondato dal padre di Don Carlos negli anni '60 del XX secolo. Ordine di sub-collazione spagnola che richiama nel nome, mantelli, insegne il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ufficiale (che si fa risalire a Costantino il Grande).


TESI 4) Don Pedro sostiene che la disputa è iniziata nel 1960 dopo la morte di Don Fernando Pio di Borbone delle Due Sicilie. 
 
Perché infatti un mese dopo la sua morte, come previsto dalla loro tradizione di famiglia, suo nonno, il principe Alfonso, assunse la direzione della Casa; e fu invece Don Ranieri, che era il figlio quartogenito del conte di Caserta, che non rispettò questa successione "legittima".
 
CONFUTAZIONE ALLA TESI 4) 
Nel citato studio dinastico edito nell'Annuario  abbiamo evidenziato abbastanza elementi per far capire come in realtà la disputa "duosiciliana" fu molto probabilmente una disputa spagnola/duosiciliana sollevata ad hoc per allontanare da Juan di Barcellona il cugino-cognato Alfonso Maria (e la sua linea), ovvero uno scomodo altro candidato di Francisco Franco al trono.
Infatti si capisce che dopo la restaurazione della monarchia operata da Franco (1947) e la situazione di rivalità fra i vari aspiranti al trono, dopo la morte di Carlo Tancredi (1949), suo genero Juan si dovette accordare con Alfonso Maria e convincerlo a dedicarsi solo alla successione duosiciliana.
 
Ma in che modo sarebbe stato possibile farlo? 
Ovviamente contestando la rinuncia di Carlo Tancredi del 1900 (il cd. "Atto di Cannes") e ignorando le leggi dinastiche duosiciliane.
Infatti l'unico punto che poterono artificiosamente e capziosamente attaccare fu il cd. "atto di Cannes". Motivo? 
Volevano distrarre TUTTI dal vero problema.

Perchè il vero nodo gordiano che MAI si sarebbe potuto sciogliere era quello dell'obbligo dei Principi duosiciliani ad ottenere dal Capo della Real Casa delle Due Sicilie il sovrano beneplacito per contrarre matrimonio (ovvero dal Capo della loro R. Casa e Dinastia). Ovvero nel rispetto degli atti sovrani n. 2362 del 7 aprile 1829 e n. 3331 del 12 marzo 1836, MAI aboliti e parte integrante e sostanziale delle leggi dinastiche duosiciliane.
Ma la "fazione spagnola" si servì delle polemiche per far scoppiare la "disputa duosiciliana", sostenendo così Alfonso Maria verso pretese illegittime (in aperto e totale contrasto con le leggi dinastiche della R. Casa delle Due Sicilie) ed allontanando in questo modo (e definitivamente) un potenziale rivale al trono di Spagna (che Franco avrebbe potuto scegliere invece di Juan di Barcellona).
 
Quindi è esattamente l'opposto di quello che ha dichiarato Don Pedro:
- la successione dinasticamente legittima era quella che portò Ranieri a succedere al fratello Ferdinando Pio.

Quindi fu invece Alfonso Maria a comportarsi da ribelle, tradire il giuramento del padre e creare questa disputa.

 
TESI 5) Don Pedro ha infine ribadito la sottomissione completa a Re Felipe VI come Sovrano di se stesso e della sua famiglia.
 
CONFUTAZIONE ALLA TESI 5) 
Il Capo di una Casa Reale (che pretende di essere tale) non può assolutamente ed ovviamente ritenersi sottoposto ad un altro Capo di altra Casa Reale.
Una tale sottomissione, per il Capo della Real Casa Borbone Due Sicilie e Pretendente al trono delle Due Sicilie (che si ritiene tale) è una contraddizione in termini inammissibile e assurda.

Tale questione è una ulteriore dimostrazione di come la famiglia di Don Carlos sia un ramo della Real Casa di Spagna.

 

 

Il Re Felipe VI di Spagna

 

Contro le ragioni di diritto e di fatto sulla pronuncia del Consiglio di Stato del Regno di Spagna in merito alla questione dinastica delle Due Sicilie

Per amore della verità storica e della memoria della Nostra Real Casa, interveniamo ancora su questo tema, puntualizzando questo altro aspetto: il presunto riconoscimento della linea di Alfonso Maria (1901-1964) e di suo figlio Carlo Maria (1938-2015).

Nel 1982, Re Juan Carlos, quale Re di Spagna, e quindi a suo avviso nella veste di rappresentante e successore di Carlo III, chiese a cinque dei più autorevoli organi dello Stato spagnolo di investigare sulla successione contesa.

Dopo un “approfondito” esame della problematica tutte le cinque istituzioni all'unanimità dichiararono al Re, guarda caso, che ognuna di esse era dell'opinione che l'erede legittimo alla dignità di Capo della Real Casa delle Due Sicilie e alle sue prerogative fosse “S.A.R. Don Carlos de Borbón-Dos Sicilias y Borbón-Parma, Duca di Calabria”.

Su tali pareri però ci permettiamo di dissentire, siccome a nostro avviso esistono fondamentali questioni che non sono state notate, ma che invece dovevano essere approfondite e capite, così come altre sono state ingigantite a dismisura e discusse senza ragioni.
In base a quali princìpi Sua Maestà Juan Carlos si sarebbe potuto esprimere sulla vicenda?

Per competenza? Per motivazioni storiche? Dinastiche?

 

Vediamoli e chiariamoli:

 

1) INCOMPETENZA GIURIDICA.
Innanzitutto non è ammissibile ritenere che SM Juan Carlos avesse competenza giuridica, e nello specifico nel diritto dinastico, di un’altra ed autonoma Casa Reale e Dinastia come quella dei Borbone delle Due Sicilie.
Infatti è inoppugnabile che il Regno delle Due Sicilie era uno Stato autonomo e separato da quello spagnolo, così come la Real Casa dei Borbone Due Sicilie NON era ovviamente un ramo cadetto sottoposto ai Borbone di Spagna, benché discesi da tale Real Casa ed aventi diritti di successione a quel trono!
Quindi non comprendiamo l’autorità in materia da parte del Re di Spagna, essendo una questione riguardante esclusivamente la Real Casa delle Due Sicilie.

 

2) INCOERENZA STORICA
Il Re Juan Carlos, inoltre, non poteva essere ritenuto “storicamente” competente quale successore diretto di Re Carlo III di Borbone. Di fatto e di diritto, appunto, l’attuale monarchia spagnola è solo una “rifondazione” della monarchia spagnola, in quanto appunto rifondata dal dittatore Francisco Franco nel 1947. Pertanto l’ex sovrano Juan Carlos non era successore “ex lege” di Carlo III, ma solo un suo successore politico. Rimesso sul trono dalla politica e dagli interessi di un dittatore.

 

3) INCOERENZA DINASTICA
Il Re Juan Carlos non poteva essere ritenuto “dinasticamente” competente quale rappresentante della Casa Reale e Dinastia dei Borbone di Spagna dalla quale discendono i Borbone Due Sicilie.
Juan Carlos appartiene infatti alla linea della Casa Reale dei Borbone di Spagna discesi da Ferdinando VII e da Isabella II, ovvero coloro che storicamente hanno rigettato e disconosciuto l’originario diritto dinastico dei Borbone di Spagna di Filippo V e suoi successori. Sarebbe stato quindi davvero un grottesco paradosso chiedere a costoro di esprimersi sulla vicenda dinastica duosiciliana, perché i Borbone di Spagna sarebbero stati davvero gli ultimi in grado di giudicare il diritto dinastico dei Borbone Due Sicilie.

 

4) DUBBI SULL’IMPARZIALITA’
In realtà la disputa "duosiciliana" fu molto probabilmente una disputa spagnola/duosiciliana per allontanare da Juan di Barcellona, padre di SM Juan Carlos, uno scomodo altro candidato al trono e la sua linea: il cugino/cognato Alfonso Maria (1901-1964).
Infatti dopo la restaurazione della monarchia operata da Franco (1947) e la situazione di rivalità scoppiata fra i vari aspiranti al trono, dopo la morte di Carlo Tancredi (1949), suo genero Juan, conte di Barcellona, padre di SM Juan Carlos, si dovette accordare con Alfonso Maria per convincerlo a dedicarsi solo alla successione duosiciliana.
Quindi tale "fazione spagnola", sostenendo Alfonso Maria verso pretese illegittime (in aperto e totale contrasto con le leggi dinastiche della R. Casa delle Due Sicilie) si servì di polemiche ad arte, come la contestazione dell’atto di Cannes (1901), solo per far scoppiare la "disputa duosiciliana" ed allontanare in questo modo (e definitivamente) un potenziale rivale come Alfonso Maria dal trono di Spagna, giacchè Franco avrebbe potuto eventualmente scegliere lui (o il figlio Carlo Maria) invece di Juan di Barcellona, quale erede al trono.
In base a tale fondata supposizione è comprensibile capire quindi anche le ragioni di tutta la successiva politica di Juan Carlos a favore della linea di Carlo Maria, fino all'"accordo di Napoli", probabilmente l’ultimo atto di questo sostegno.
Alla luce di quanto esposto, dunque, appare forse chiaro che la presunta “disputa dinastica” fra i Borbone delle Due Sicilie era solo l’effetto della “disputa dinastica” in corso fra i vari rami (legittimi, non e ipotetici) della Real Casa di Spagna.
Ovvero fra i vari Principi che erano in lizza per farsi scegliere da Francisco Franco per il trono di Spagna.

Quindi la “disputa” fra i Borbone delle Due Sicilie (in realtà fra costoro ed una linea parentale spagnola) fu il tentativo (riuscito, diremmo) di allontanare un ramo collaterale ma scomodo della R. Casa di Spagna (la linea di Alfonso Maria) dai diritti del ramo principale (la linea di Juan conte di Barcellona), ovvero allontanarlo dalle sue eventuali pretese dinastiche spagnole.
Il fortissimo dubbio circa interessi diretti e personali della Real Casa di Spagna nella disputa duo siciliana renderebbero quanto meno caduta l’imparzialità di qualsiasi arbitro e quindi anche di Juan Carlos.

 

5) IL PRESUNTO “RICONOSCIMENTO” DI DON CARLOS
In realtà, infine, quando Re Juan Carlos, con Regio Decreto n. 2412 del 16 dicembre 1994, decretò Don Carlos quale Infante di Spagna indicò semplicemente questo Principe "como representante de una línea dinástica vinculada históricamente a la Corona española" (“come rappresentante di una linea dinastica vincolata storicamente alla Corona spagnola”).
Quindi a Don Carlos non venne riconosciuta nessuna spettanza quale Capo della R. Casa delle Due Sicilie. Anche perché non avrebbe avuto senso e diritto. Lo stesso titolo di “Duca di Calabria” che si cita nel detto Decreto è spettante all’erede e non al Capo ed al Pretendente al trono! Quindi in tale decreto tale titolo deve essere inteso appunto come un semplice “titolo di cortesia ad una pretensione dinastica”. Perché suonerebbe risibile attribuire al Pretendente al trono delle Due Sicilie il titolo…. del suo erede dinastico! Sarebbe come se il pretendente al trono di Francia si facesse chiamare….il Delfino!

In sostanza, inoltre, i pareri emessi dagli organi consultivi spagnoli furono espressi in modo informale. Quindi allo stesso modo lo Stato spagnolo non ha mai riconosciuto ufficialmente, ed ovviamente, le pretese dinastiche di Alfonso Maria e dei suoi eredi verso il trono delle Due Sicilie, anche per non andare in contrasto con lo Stato Italiano.

Ma alla luce di tutto quanto sopra esposto a nostro parere vacilla anche la presunta competenza degli autorevoli Organi spagnoli. Erano così poco competenti oppure troppo obbligati?

 

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